
ReverseLab. Uno spazio per l’arte contemporanea tra il carcere e la città a cura di Laboratorio Carcere con Caterina Grimaldi
Nel contesto della mostra “ReverseLab. Uno spazio per l’arte contemporanea tra il carcere e la città”, viene presentata nella Galleria del PAC l’installazione Gli artisti sono quelli che fanno casino di Maurice Pefura. Invitato dal Politecnico a condurre il progetto pilota per ReverseLab, Maurice Pefura ha ideato e svolto con i detenuti di San Vittore il workshop che ha portato alla nascita dell’opera qui esposta. Durante numerosi incontri, a cadenza quasi settimanale per circa quattro mesi, i partecipanti hanno lavorato sul tema del rapporto tra lo spazio e il corpo. Come dice Pefura, l’oggetto del workshop non era la creazione dell’opera, ma la conversazione che si è resa possibile fra i partecipanti. I micro pensieri e i materiali su carta nati da quella conversazione sono entrati a far parte dell’opera finale, esposta nell’autunno 2024 nello straordinario spazio curato da Diego Sileo all’interno di San Vittore, e riproposta ora al di fuori del carcere.

“Volevo fare un’opera bella, e volevo farlo per loro, perché potessero sentire di avere partecipato a qualcosa di bello, perché potessero esserne fieri”, racconta Pefura.
L’opera è un’installazione di grandi dimensioni, su carta, dove due file di facciate di palazzi si fronteggiano e accompagnano il visitatore in un percorso che va dal “fuori”, dallo spazio esterno, verso una dimensione più interiore. Percorrendola si osserva una progressione: in principio i palazzi hanno facciate regolari e relativamente anonime, pulite. Sono effettivamente un esterno. Man mano che si avanza, le facciate si muovono, dalla loro superficie emergono sempre più elementi –fogli di giornale, volantini con le offerte dei supermercati, ritratti e sagome umane – finché, negli ultimi metri, le facciate perdono di consistenza, si smaterializzano in un insieme di pensieri, frasi, disegni e immagini piccole come post-it che tutte insieme compongono o ricreano lo spazio dell’incontro e la moltitudine di elementi che lo attraversano.

L’opera è site-specific e si adatta al luogo che la ospita. Nella versione presentata al PAC è alta 2 metri e lunga 33 metri per lato e, in continuità con la produzione di Pefura, si compone di moduli 50×65 assemblati insieme (384 in tutto); nella versione di San Vittore la galleria era più lunga, e così anche l’installazione.
Nella Galleria del PAC l’opera visiva è accompagnata da due tracce audio, realizzate da Chiara Ligi in collaborazione con Marta Galli e Max Viale, nelle quali i detenuti affidano al visitatore uno spaccato della loro quotidianità all’interno del carcere e la loro relazione con l’esterno, e da una terza che registra i suoni del carcere. Ai visitatori è richiesto di camminare lungo tutto il balcone del primo piano prima di entrare nella Galleria, richiamando la lunga camminata che si fa a San Vittore per raggiungere lo spazio espositivo.
14-26 ottobre 2025
Orario 10-19.30; giovedì 10-22.30; chiuso il lunedì
Ingresso libero
PAC – Padiglione per l’Arte Contemporanea
Milano, via Palestro 14
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